Santa Bianca

Blog

Raccoglitori/Distillatori, ovvero di come noi distilliamo gli oli essenziali.

27 Aprile 2020

Non siamo raccoglitori/distillatori da sempre.

Mio padre Claudio ha fatto il fotografo per la pubblicità fino ai 60 anni circa.
La sua compagna Benedetta ha insegnato all’asilo nido montessoriano.
Io vengo dal mondo degli eventi e della musica.
Quando mio padre ha deciso di imbarcarsi nel mondo degli oli essenziali non è stato immediato diventare bravi distillatori.
Non esiste una vera e propria letteratura a proposito e quel poco che c’è spesso è impreciso se non del tutto sbagliato.

Innanzitutto vediamo brevemente il processo di distillazione.

Il metodo che utilizziamo noi è il più antico di cui si abbia notizia e risale all’anno 1000, quando il medico e filosofo persiano Avicenna inventò l’alambicco per la distillazione in corrente di vapore ( o almeno questa è la teoria più accreditata) e descrisse le proprietà degli oli.
Il processo meccanicamente è semplicissimo.
Un bruciatore trasforma l’acqua contenuta in una cisterna in una corrente di vapore la quale viene immessa attraverso un tubo in una seconda cisterna piena della pianta da distillare.
Il vapore passa attraverso la pianta trascinandosi con se le molecole dell’olio essenziale, a quel punto il vapore viene indirizzato all’interno di un tubo “condensatore” che riporta acqua e olio allo stato liquido.
A  separare i due elementi ci pensa la densità, l’olio viene a galla in quanto più leggero e lo raccogliamo grazie a un altra invenzione semplice ma ingegnosa che si chiama vaso fiorentino.
Detta cosi sembra poco più complicato che farsi una tazza di the.

Nella pratica invece è tutt’altro che semplice.

Prima di tutto bisogna sapere che su centinaia e centinaia di migliaia di specie vegetali solo da 400 piante circa si può ottenere un olio essenziale.
Inoltre ogni pianta ha il suo momento “magico” in cui può dare un buon olio, intendiamoci, l’olio c’è quasi sempre all’intero della pianta, ma non è detto che sia buono, o sano.
Ci sono momenti dell’anno in cui distillare una pianta significa ottenere un olio pericoloso, e altri in cui semplicemente non è buono.
Bisogna stare attenti a raccogliere le parti giuste della pianta evitando quelle che possono inquinare il risultato finale.
Può succedere inoltre che durante il periodo “magico” piova tutto il tempo, l’olio che si ottiene da piante fradice non è buono e quindi si rimanda all’anno successivo, perché l’agricoltura, quella vera, è cosi.
Siamo diventati piuttosto bravi ormai a capire quando e come distillare le piante, ma ad ogni modo collaboriamo con l’università di Farmacologia di Milano per analizzare i nostri oli e garantirne cosi la totale atossicità.

Una volta distillato l’olio non è pronto.

O meglio non tutti.
Gli agrumi per esempio sono oli ready to go, si ottengono, il più delle volte, per torchiatura; quando eravate i più simpatici della classe e spruzzavate negli occhi dei compagni le bucce del mandarino stavate in realtà estraendo oli essenziali.
Il contrappunto a questa immediatezza è che sono oli volatili e dopo due anni perdono la loro freschezza.
Altri oli hanno bisogno di maturare, spesso e volentieri appena distillati hanno odori completamente diversi dalla pianta di partenza.
Vengono lasciati a stabilizzarsi per mesi, alcuni anche per anni.
L’esercizio olfattivo a cui ci costringe questa maturazione è arduo, ogni tanto si apre l’armadio e si annusa, si valutano i cambiamenti e l’eventuale stabilità ottenuta in un vero e proprio esame organolettico.
Anche questa cosa ci è voluto del tempo per capirla e renderla sistematica.

Gli oli essenziali però presentano un ulteriore problema, il mercato è saturo di prodotti a basso costo.

Mettere in commercio oli a basso costo può avere svariate spiegazioni, la prima è che si tratti di prodotti di sintesi ricreati componendo alcune molecole in un laboratorio chimico.
Un altra è non fare grande attenzione ai processi di distillazione, forzando la pianta a produrre molto grazie ad alte temperature in poco tempo.
Nel primo caso, non stai comprando qualcosa di naturale ma un prodotto chimico, se vuoi profumarci l’armadio può andare anche bene, se intendi usarlo per l’aromaterapia o peggio nel cibo o sui drink non te lo consigliamo.
Nel secondo caso stai comprando un olio incompleto.
L’olio che si ottiene dopo mezz’ora da quando si è acceso il fuoco sotto il distillatore è completamente diverso da quello che si ottiene dopo 5/6 ore o il giorno dopo.
Questo perché le molecole all’interno della pianta hanno pesi e legami diversi più o meno semplici da spezzare.
Una distillata lunga e a basse temperature fa ottenere un olio completo con tutte le molecole della pianta e senza lo sgradevole odore di “cotto”

Ci sono piante che danno molto olio come la lavanda (per molto si intende un massimo del 5/6% rispetto alla quantità di pianta fresca), ce ne sono altre che invece sono particolarmente avare, basti pensare che per ottenere un litro di olio essenziale di rosa ci vogliono 7 tonnellate di petali raccolti prima dell’alba e distillati in giornata.
La complessità del nostro lavoro ci stimola e ci entusiasma ogni giorno, ogni anno impariamo qualcosa di nuovo e ci stupiamo della diversità della natura.
Amiamo condividere il nostro sapere con gli altri e cerchiamo di rispondere il più possibile alle vostre domande.
Sentitevi liberi di suggerirci eventuali argomenti per il blog.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi